Chip nell’occhio per ridare la vista il mondo, per ora, in bianco e nero
BERLINO - Impiantare un chip nell’occhio per ridare almeno in parte la vista ai ciechi. E’ la rivoluzionaria invenzione di un team di scienziati tedeschi. Certo ancora agli inizi, come fu l’alba della televisione negli anni Trenta, ma allo stesso modo degli inizi del tubo catodico e del piccolo schermo promette di aprire orizzonti nuovi ai non vedenti. E’ la prima volta nel mondo che viene inventata una protesi completamente impiantabile nell’occhio, che agisce sui terminali nervosi senza cavi.
Alcuni volontari privi di vista sono stati i primi a testarla. Il team di medici e ricercatori degli istituti di Marburg, Aquisgrana ed Essen ha impiantato nei loro occhi il microchip per quattro settimane. E i risultati sono incoraggianti: comincia a rinascere la capacità di vedere. Anche se i contorni delle immagini all’inizio sono sfumati, e il mondo appare in bianco e nero, non a colori. Ma non è più buio assoluto. “Un progetto affascinante”, dice a Die Welt Peter Walter, direttore della clinica oftalmica dell’università di Aquisgrana, uno dei padri del progetto.
Il microchip è stato progettato per i ciechi colpiti da malattie della membrana. Malattie come la retinitis pigmentosa o altre, che colpiscono gran parte delle cellule sensoriali sensibili della membrana e ne causano la morte, mentre però il nervo ottico funziona ancora. Il microchip dunque non è adatto a ridare la vista a tutti coloro che ne sono privi, ma comunque a una buona parte: si calcola che almeno un quarto dei 100-150 mila non vedenti in Germania potrebbe essere riportato al mondo della luce da questa invenzione. Un passo rivoluzionario, che potrebbe aprire la strada nel mondo della scienza e della medicina ad altre svolte per aiutare i ciechi.
Il microchip funziona così: è collegato a una minicamera portatile, che riprende le immagini e trasforma la luce in segnali e impulsi elettrici. Un trasmettitore li invia nell’occhio al chip, che contiene fino a 400 elettrodi e circuiti, in cui la corrente circola a bassissima intensità per non creare danni o fastidi. E stimola le cellule sane della membrana, così che i segnali raggiungono il nervo ottico e il cervello. Il risultato: punti di luce e contorni sono visibili. Finora, le protesi per non vedenti funzionavano solo con cavi collegati al sistema nervoso. Il nuovo sistema ideato dagli scienziati tedeschi invece invia segnali elettronici via radio.
Il progetto ha visto la luce grazie ai generosi finanziamenti del fondo pubblico federale per la ricerca scientifica, che lo ha sovvenzionato dal 1995 a oggi con 17,5 milioni di euro. “Siamo agli inizi, intanto volevamo dimostrare che questa tecnologia può funzionare”, nota il neurofisico di Marburg dottor Thomas Wachtler.
Il prossimo passo sarà cercare di montare la minicamera su un paio d’occhiali insieme a un ‘encoder’ che ritrasmetterebbe le immagini in modo da renderle più intelleggibili e precise per i nervi. Tramite segnali elettrici ciò verrà riversato al chip i cui elettrodi a loro volta stimoleranno i nervi ottici. “Quanto e in che misura i non vedenti ricominceranno a vedere”, spiega Wachtler, “dipenderà in ultima istanza da quante cellule della vista sono ancora sane in loro”. E il loro organismo dovrà affrontare la prova fisica e psichica di reimparare a vedere. Un passo avanti enorme, in ogni caso, anche rispetto alle scomodità gravi e ai rischi d’infezione dei sistemi cablati costruiti finora. Ma il mondo tornato alla luce sarà, per i non vedenti soccorsi, in bianco e nero.
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